MIA Fair | fiera internazionale di fotografia | Milano

12 maggio | 15 maggio 2011

 

Curatela e testo critico di Francesco Cascino

 

In occasione della prima edizione di MIA, Alessandro Cidda presenta una selezione di lavori tratti da due delle sue serie più famose dedicate a personaggi del cinema e dei fumetti degli ultimi 50 anni, da Morpheus al Corvo, da Batman a Silver Surfer. Lavori che nascono da una passione collezionistica diventata feticismo per i modellini vintage e i toys scovati nei mercatini di tutto il mondo. Ma anche ispirati alle nuove icone del nostro secolo (e di quello scorso); modelli eroici in cui identifichiamo le gesta che, nel ‘600, erano compiute da fondatori di grandi famiglie, condottieri, Papi e conquistatori, e che oggi si trasformano nei personaggi della quotidianità mediale, figlia del nostro tempo, e perciò omaggi all’arte di sempre che, per sempre, immortala gli eroi tutti i giorni come esempio di virtù e coraggio.

 

Per cui modelli di comportamento, nel bene e nel male.

 

Cidda ci accompagna nel mondo dei fumetti, la nostra adolescenza, memoria storica di un tempo glorioso, popolato da personaggi fantastici che fa muovere all’interno di set ricostruiti in miniatura. Il fotografo dà vita così ad una rappresentazione delle icone del nostro secolo, indagando l’eroismo dopo la caduta dei miti. Una cura per i dettagli, per i volumi, per la messa a fuoco e l’inquadratura frontale sono le costanti stilistiche di queste fotografie in cui ancora una volta Cidda riesce ad animare l’inanimato conferendo ai toys una vitalità che sembra vibrare al loro interno.

 

In questi lavori l’evidente volontà ludica è accompagnata sempre dall’altrettanto ferma volontà di creare occasioni di riflessione su grandi temi come ad esempio la lotta fra bene male, metafora caravaggesca cara a tutti i fotografi d’arte del mondo.

 

In “Tradimento” (2011) l’autore prende spunto da “L’ultima cena” leonardiana per affrontare il tema del tradimento, invitando lo spettatore a riflettere su come tutti noi siamo sempre pronti ad indicare gli altri come nostri traditori, senza accorgerci che spesso al contrario siamo proprio noi a tradire noi stessi.

 

Quando il mito cade, questo diventa riflessione autentica, giocosa perché solo gli occhi del bambino, come la stessa Bibbia dice, possono vedere il Paradiso. Luogo della mente che non tradisce e, quindi, non mente…




L’Arte della Ricerca | Asta di beneficienza | La Pelanda [MACRO Testaccio - Roma]

30 settembre 2010

A cura di Christie’s in collaborazione con l’associazione arteprima in favore di IMI [Intergruppo Melanoma Italiano]

 

Opera battuta e assegnata alla Fondazione Golinelli – Bologna

 

Fantarealistica > Bat Twins

 

 

Tratto dalla serie “Fantasy”, Cidda ripropone le icone del nostro secolo alla maniera seicentesca; il ritratto dedicato ai nuovi eroi, l’eroismo indagato dopo la caduta dei miti, la violenza Caravaggiesca dipinta con la fotografia, mezzo anch’esso attualizzato, capace di riportare i sensi alla consapevolezza del presente, della nostra civiltà digitale.

Lo schermo tra noi e la realtà induce all’indulgenza, Batman è un personaggio dei fumetti; in verità la realtà è atroce, nel caso delle Twins, e Batman è solo lo specchio di un eroismo caduco e caduto; rovine di antichi splendori riprendono vita nelle fotografie liquide della cronaca, ma la morte rimane. La morte della verità e della fiducia. Entrambe eroine innocenti, vittime della stupidità degli uomini, svuotati ormai dell’anima bambina e della fantasia.





“Luci (ed ombre) della città” | personale | Fashion Café Milano

4 novembre | 16 dicembre 2009

 

Curatela e testo critico di Francesco Cascino

 

Con “Luci (ed ombre) della città”, Alessandro Cidda, presenta parte di una serie  famosissima della sua produzione: “Fenomeni”.

Fenomeni è un ciclo di foto dedicate a personaggi del cinema e dei fumetti degli ultimi 50 anni, da Morpheus al Corvo, da Batman a Silver Surfer.

Opere che ritraggono action figure e modellini vintage scovati nei mercatini di tutto il mondo, fotografati da Cidda alla maniera barocca, a dimostrazione del fatto che l’arte è tutti i giorni, l’arte è da sempre e per sempre.

In questa selezione di fotografie è predominante la volontà dell’artista di sollecitare il visitatore a comprendere che luce e ombra convivono in ognuno di noi nonostante si voglia negarlo; siamo fatti di bene e male, ma restare bambini, così come dice anche la Bibbia, apre le porte della felicità.

Il miglior modo di combattere l’ombra è giocare. Con la luce della Conoscenza veicolata dalle immagini. Atavica attitudine umana, dai graffiti neolitici in avanti.

Nella mostra personale “Luci (ed ombre) della città” in esposizione al Fashion Café dal 4 novembre al 30 dicembre, è evidente la scelta dell’artista di fare un omaggio all’arte barocca e ai suoi grandi maestri ma, soprattutto, ai cartoon e all’anima adolescenziale di ognuno di noi.

La ritrattistica barocca è nella storia dell’arte; naturalmente oggi non avrebbe senso riprodurre quei capolavori: non sarebbe arte se non fosse innovativa. Così le metafore del rapporto luce/ombra - tanto care al Caravaggio che ne faceva denuncia sottile e criptata, pena la decapitazione certa - ritornano nei personaggi del nostro tempo, attraversato da due “fenomeni” ormai inevitabili e onnipresenti: la televisione e il cinema.

La maestria con la quale Cidda riproduce i colori del Barocco e ne fa metafora ironica nelle opere fotografiche che compongono “Luci (ed ombre) della città” riportando la mente ai protagonisti della nostra vita quotidiana, lo inserisce a pieno titolo tra i migliori fotografi Pop italiani.




Star Gazing | personale | Ennagon Gallery New York

25 aprile | 15 maggio 2008

 

Curatela e testo critico di Danilo De Cocci e Giulia Coccia

 

new york, 25 aprile 2008 - si inaugura la mostra personale dell’artista romano alessandro cidda, dal titolo star gazing, alla ennagon gallery di new york (48-50, greene street).

 

in mostra una attenta selezione di opere della serie fenomeni, pupazzi della fantarealistica, fotografati dall’artista; i fenomeni sono personaggi inventati e divenuti parte del nostro immaginario collettivo le loro virtù e difetti permettono di identificarci in loro, di umanizzarli ad un punto tale da confondere la realtà con la fantasia; così spesso smettono di appartenere al mondo dei mass media da cui sono stati creati – cinema, fumetto, televisone - per entrare in una dimensione più intima ed a noi familiare con questa serie di ritratti, alessandro cidda vuole stabilire il dialogo intenso e vivace che persiste tra il mito-star e lo spettatore che nel mito si identifica; sebbene semplici toys, i fenomeni sembrano guardarci con un’espressione intensa e carica di vitalità, mostrandosi come fantastici, ma nello stesso sottolineando l’estrema realtà della loro presenza per realizzare tali opere alessandro cidda, collezionista di pupazzi che “scova” in giro per il mondo, pone i suoi toys di disparate dimensioni in uno studio attrezzato, con un fondale nero, inquadratura frontale e ravvicinata, attenta cura per i dettagli di luce, contrasti, messa a fuoco e scale tonali insieme ai fenomeni, in esposizione anche 5 opere del nuovo progetto che dà il titolo alla mostra: star gazing; in un vero e proprio set, oltre 100 figures di batman riempiono la platea di un cinema immaginario; sono gli osservatori di un mondo che gli appartiene, in cui la realtà si mescola con la finzione ed in cui si crea un rapporto unico tra lo sguardo dello spettatore ed il volto della star destinato a rappresentare i sogni e le paure di sempre in anteprima a new york anche il lavoro obsession: duemilacentoquarantadue duplicazioni dello stesso fenomeno danno vita ad un’opera unica in cui si perde il fuoco visivo; un lavoro introspettivo dell’artista che continua la sua “ossessiva” e sconfinata ricerca sugli amati toys di cui si circonda.

 

 


 

FENOMENI | personale | galleria Monocromo Roma

23 novembre 2007 | 27 gennaio 2007

 

Curatela e testo critico di Gianluca Marziani

 

 

Immaginiamo di entrare in un corridoio virtuale dalle pareti bianche e dalle luci ben direzionate. Sui muri una galleria di volti iconici del tempo presente, una lunga schiera di musi frontali che ci osservano come fossero nella tribuna mediatica del mondo divistico. Alcuni belli altri brutti, alcuni reali altri fantastici, uniti assieme da un comune destino: rappresentare i nostri sogni e le parallele illusioni, la fantasia e l’utopia collettiva, il normale e l’assurdo in un miscuglio che manda in visibilio i visitatori del visibile.

 

Il primo ciclo fotografico di Alessandro Cidda riguarda una ventina di volti della fantasy contemporanea. Si tratta della prima serie di Fenomeni, quella che abbiamo chiamato Fantarealistica. Un viaggio dietro il comune immaginario cinetelevisivo, dietro storie che parlano della nostra vita coi codici stilistici della fantasia e un’etica dai giusti princìpi. Un’esperienza fisiognomica assieme a James Bond, Hulk, Freddy Krueger, Shrek, Spider-Man, Batman, La Cosa, The Joker…

 

L’artista ci catapulta nel mondo plasticoso dei suoi amati fenomeni in scala ridotta. Eccolo concretizzare una maniacalità minuziosa dal tono giapponese, un ritmo progressivo che crea variazioni di soggetto attorno al tema ossessivo. Come potete immaginare, tutto nasce da una passione collezionistica che diventa feticismo per i vari toys da inseguire e scovare, aggiungendoli al gruppo dei già presenti, trovando magari la versione raffinata e preziosa, talvolta divertendosi con il modello meno rigoroso ma più vitale per personalità scultorea. Un esercizio selettivo che, come dicevo, somiglia al radicalismo feticistico di alcuni artisti made in japan, presenti al massimo livello nei libri Pan-Exotica. Anche Cidda ci illustra il suo lato da tassonomista creativo, quasi che i volti fossero al limite tra identikit poliziesco e studi per un museo di storia naturale. Un viaggio di animazioni pop che satura il proprio immaginario di riferimento, esasperando il lato fantastico con un gioco di realismi ancora possibili.

 

Il suo esercito di microcorpi viene messo in posa in uno studio attrezzato. Fondale nero (a parte rare eccezioni che hanno precise motivazioni), inquadratura frontale e ravvicinata, sempre la stessa tecnica per creare l’identità stilistica del gruppo di fenomeni pop. Attenta cura per i dettagli di luce, i contrasti, la messa a fuoco, le scale tonali: e poi ecco l’artista scattare la foto definitiva che verrà stampata con tecnica Lambda su carta Kodak enduro metallic, quindi montata su alluminio. Appesa sul muro di luoghi espositivi (e, ultimo ma non ultimo, comprata quando si compie il suo naturale destino).

 

In questa prima galleria vediamo una schiera di personaggi fantastici che in passato hanno trovato il fumetto o una storia filmica, talvolta il serial televisivo, altre volte molteplici rappresentazioni con linguaggi eterogenei. Sono tipi inventati che vogliono somigliare alla realtà quotidiana, farne parte con le loro regole tra l’umano e le consuetudini speciali dei “super”. Non esistono eppure appaiono più veri del vero: e riempiono i nostri immaginari con la loro decisa personalità, i modi tipici, le stranezze caratteriali. Ma, soprattutto, ci colpisce la mescolanza tra doti soprannaturali e lato umano, tra la fantasia al potere e il potere del sentimento umano.

 

Emerge una sottile empatia con quegli sguardi di plastica. Gli occhi dei fenomeni possiedono un peso specifico non comune, le posture anche minime si rivolgono subito dentro di noi. Sembrano chiamarci, chiederci qualcosa, stuzzicarci a giocare con la vita, tirando fuori il nostro lato ironico e sentimentale. Ma anche la nostra natura più dinamica e sognatrice, come se quei volti diventassero i soggetti universali di un’iconografia che varca sottilmente la (doppia) vita di ognuno. L’artista incarna una sorta di ritrattista rinascimentale alla Bronzino ma in chiave fotografica, uno spietato manovratore di luci sagomate con cui si enfatizzano gli sguardi dalla pulsazione realistica. Ogni volto, al dunque, perde la sua passività vinilica e sottolinea una vitalità spudorata, una grinta che emerge anche dal minimo gesto. Cidda ha saputo creare un pathos non solo attorno agli occhi ma anche nella zona della bocca. Ascolti idealmente le frasi che pronunciano, capisci tante cose dal modo in cui digrignano i denti o distendono la mandibola. L’intero sguardo delinea una precisa personalità con le sue sottili sfaccettature. C’è qualcosa di molto reale nella maniera di essere ed esserci.

 

Loro sono fantastici. Plausibilmente reali. E fenomenali.

 

Ci somigliano. Sono come Noi. Forse siamo Noi.